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I grandi carnivori ritornano
Scritto da Marco   

UN CONVEGNO CHE HA LASCIATO IL SEGNO

Sabato 8 Marzo 2014, si è svolto a Sedico BL, presso la sala conferenze di Villa De Manzoni ai Patt, il convegno-tavola rotonda organizzato dal Comitato Scientifico Veneto Friulano e Giuliano del Club Alpino Italiano dal titolo:

I GRANDI CARNIVORI RITORNANO situazione, prospettive e gestione del fenomeno per una convivenza sostenibile

la sala conferenze di Villa Patt gremita durante il Convegno -foto A.PererL’intento che ha mosso il Comitato ad organizzare questo evento ed affrontare un tema particolarmente attuale nella realtà delle Alpi Orientali è stato il fatto che stiamo assistendo ad un’accelerazione dei fenomeni di ricolonizzazione del territorio da parte dei grandi predatori (Orso, Lupo, Lince), dovuti sia alla naturale espansione delle popolazioni già presenti verso nuovi territori idonei, sia all’oculata gestione da parte dell’uomo.

Si sta così realizzando una condizione particolare, che porterà le popolazioni della montagna, ma anche tutti coloro che la frequentano, a dover convivere con animali importanti dal punto di vista ecologico e di equilibrio naturale, ma da sempre allontanati perché considerati pericolosi e in competizione con le attività umane.

Le dinamiche determinate da questo ritorno sulla società di montagna comportano una difficile e delicata gestione da parte degli enti preposti, poiché, alla grande valenza ecologica, si affiancano i disagi e le diverse problematiche legate alle attività di allevamento ed agricoltura.

 

A ciò si aggiunge spesso un eccessivo allarmismo diffuso tra chi vive o frequenta la montagna, spesso amplificato dalla scarsa competenza scientifica a livello mediatico.

 

Ursus arctos foto G. BorzielloVisti i tempi maturi, ci è parso doveroso, come realtà scientifica all’interno del Club Alpino Italiano, promuovere ed organizzare un convegno che trattasse le diverse tematiche legate al fenomeno, con lo scopo di arrivare ad una maggior consapevolezza delle parti coinvolte.

Si è voluto quindi poter contribuire all’instaurarsi di una convivenza pacifica tra uomo e predatori, vivendo questo fenomeno con responsabilità ed equilibrio, permettendo a questi importanti animali di condurre anche in futuro la propria vita nel territorio alpino, accanto alle secolari attività agro-silvo-pastorali svolte dall’uomo.

La natura ci sta offrendo una straordinaria occasione, che, dopo i periodi bui dei secoli scorsi,  sembrava impossibile potesse arrivare e presentarsi così concreta come invece le dinamiche di questi ultimi anni stanno dimostrando.

L’evento - patrocinato da CAI Veneto, TAM Veneto, Regione Veneto, Provincia di Belluno, Comune di Sedico, Fondazione Dolomiti Unesco, Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, Parco Naturale Dolomiti D’Ampezzo, Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino, Parco Naturale Adamello Brenta, Parco Naturale delle Prealpi Giulie, Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, Veneto Agricoltura, Corpo Forestale dello Stato - ha avuto 160 partecipanti (provenienti da Friuli Venezia Giulia, Veneto, Trentino Alto Adige, Lombardia, Emilia Romagna), oltre ad altri 150-180 collegati in diretta streaming.

Il programma previsto si è svolto integralmente con grande partecipazione da parte dei relatori, tra i massimi esperti del settore.Canis lupus foto G. Borziello

Il convegno si è aperto con i saluti del Presidente del Comitato Scientifico VFG dott.ssa Chiara Siffi, del vicesindaco di Sedico Roberto Maraga, del Presidente del CAI Veneto Francesco Carrer, del Presidente del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi dott. Benedetto Fiori, del Comandante Regionale Veneto-Friuli Venezia Giulia del Corpo Forestale dello Stato dott. Daniele Zovi.

Dopo l’interessante introduzione del dott. Vittorio Ducoli - direttore del Parco Paneveggio Pale di San Martino - sono intervenuti il dott. Paolo Molinari di progetto Lince Italia; il dott. Stefano Filacorda dell’Università di Udine; il dott. Claudio Groff del Servizio Foreste e Fauna della Provincia Autonoma di Trento; il dott. Marko Zupan di Therion Research Group; la dott.ssa Marina Berto, Comandante del Coordinamento Territoriale per l’Ambiente di Feltre per il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi del Corpo Forestale dello Stato; la Dott.ssa Sonia Calderola, referente della Regione Veneto per la gestione dei Grandi carnivori e per l’attuazione del progetto Wolfalps; Franco De Bon, responsabile dell’ufficio Tutela e Gestione della Fauna, Pesca e Contenzioso della Provincia di Belluno; la dott.ssa Valentina De Marchi, antropologa; Renato Panciera, apicoltore ed alpinista; Tino Ziliani, presidente dell’Associazione dei Pastori Lombardi e Camuni; il dott. Alessandro Brugnoli, direttore tecnico dell’Associazione Cacciatori Trentini; infine il dott. Mauro Bon, responsabile del Museo di Storia Naturale di Venezia.

Nella  mattinata sono state presentate in dettaglio le situazioni attuali, aggiornate con gli ultimissimi dati su orso, lince, lupo e sciacallo dorato nelle Alpi Orientali, mettendo in evidenza anche le modalità di gestione e le strategie future da applicare per consentire a questi animali di insediarsi con popolazioni stabili  e vitali nelle Alpi Orientali.

E’ emersa una situazione confortante per l’Orso bruno, con una popolazione minima di 40 esemplari concentrati principalmente in Trentino Alto Adige, che frequentano marginalmente anche Lombardia e Veneto; ad essi vanno aggiunti alcuni altri individui insediati nella zona del Friuli Venezia Giulia, provenienti dalla naturale espansione della popolazione Slovena.

Per il Lupo le dinamiche sono in veloce evoluzione positiva, grazie alla presenza nel territorio delle Alpi Orientali di alcuni esemplari erratici in fase di ricolonizzazione del territorio, provenienti dalle due popolazioni “sorgente”: ad ovest quella delle Alpi Occidentali (lupo appenninico) e ad est quella Slovena-Croata. Dato positivo è la formazione di due gruppi famigliari accertati, uno insediato in Lessinia (che nel 2013 si è riprodotto) ed uno in Val Tramontina (Friuli). Questi segnali incoraggianti lasciano presupporre che il Lupo sarà protagonista nei prossimi anni di una veloce riconquista degli ambienti delle Alpi Orientali.

Per quanto riguarda invece la Lince la situazione è più stagnante: sono presenti alcuni esemplari (sembrerebbero tutti maschi), soprattutto nella zona del Friuli Venezia Giulia, ed un esemplare certo in Trentino Alto Adige, mentre in Veneto è ipotizzata la presenza di almeno un altro esemplare. I felini non sono in contatto con le popolazioni più cospicue della Svizzera e della Slovenia: quest’ultima, che rappresentava il bacino da cui provenivano gran parte degli esemplari in fase di dispersione, attualmente è in fase di deciso regresso. E’ stato spiegato inoltre che, anche dal punto di vista genetico, gli animali presenti nelle Alpi Orientali soffrono di elevata consanguineità, situazione che nel suo complesso necessita di importanti interventi di rinforzo in tempi relativamente brevi, per poter garantire il necessario rimescolamento genetico e la sopravvivenza futura di tale popolazione.

 

Infine si è parlato di Sciacallo dorato, che sembra essere ormai ben insediato in Friuli Venezia Giulia, soprattutto nelle zone del Carso, ma anche in molte altre aree della Regione ed in Veneto. Dal 2012 è stata documentata la sua presenza anche in Trentino.durante la tavola rotonda finale da destra a sinistra : dott. Paolo Molinari, dott. Mauro Bon, dott. Claudio Groff, dott.ssa Marina Berto, dott.ssa Sonia Calderola, dott. Vittorio Ducoli, dott. Stefano Filacorda, dott. Marko Zupan. -foto A.Perer

Quasi tutti i ricercatori hanno sottolineato come stiano sempre più tenendo conto, nella gestione dei carnivori, non tanto della potenzialità ecologica dell’ambiente ad ospitare un certo numero di animali, quanto della soglia sociale, cioè quanti animali sono tollerati in un determinato ambiente dall’opinione pubblica. Questo dato è la base per poter capire e gestire la presenza di animali così importanti nelle Alpi. Se la soglia di accettazione sociale è al di sotto della soglia minima vitale per la costituzione di una popolazione in un determinato settore, inevitabilmente non sarà possibile che orso, lupo o lince possano essere presenti stabilmente e gestiti in maniera corretta.

Nel pomeriggio si sono susseguiti numerosi interventi su temi molto importanti per il rapporto e la convivenza tra carnivori e uomo: dalle strategie da mettere in atto per gestire e limitare l’impatto di questi grandi animali sulle attività di chi vive e lavora in montagna, agli aspetti normativi e di risarcimento danni, cui allevatori ed agricoltori possono accedere.

 

Nel finale, dopo la proiezione di un interessante filmato sul rapporto di amore-odio tra un pastore ed il suo gregge da una parte e gli orsi che per anni lo hanno “assediato” dall’altra, sono intervenuti portando all’attenzione del pubblico le proprie idee ed istanze anche un pastore ed un apicoltore.

la splendida cornice di Villa De Manzoni ai Patt dove si è svolto il convegno a fine giornata -foto A.PererInfine, dopo l’intervento che ha messo in luce la posizione del mondo venatorio, si è terminato il convegno con una breve tavola rotonda che ha tentato di tirare le somme dell’intensa giornata.

Riassumendo, sono emersi alcuni punti cruciali:

  1. importanza della ricerca scientifica, per poter conoscere sempre meglio la distribuzione, le abitudini e le esigenze ecologiche di questi animali nel territorio alpino, punto di partenza per poter sviluppare tutti gli altri aspetti e soprattutto per poter gestire questo importante fenomeno di ricolonizzazione;
  2. importanza di mettere in atto tutte le strategie possibili per ridurre l’impatto negativo che alcuni esemplari esercitano sulle attività storiche di pastorizia, allevamento, apicoltura ed agricoltura di montagna: ad esempio recinzioni specifiche per il gregge (almeno di notte), guardiania dello stesso, presenza dei cani da pastore addestrati appositamente, recinzioni o strutture studiate per le arnie e molto altro. Alcune di queste soluzioni erano attuate già in passato, quando i grandi carnivori erano ancora presenti, ma sono state abbandonate nell’ultimo secolo per l’assenza totale di questi animali e quindi anche dei loro “effetti collaterali”;
  3. garantire, a chi oggi affronta la sfida di lavorare in montagna nelle attività di pastorizia, allevamento, apicoltura ed agricoltura tradizionale, di poterlo fare con delle garanzie e - in caso di necessità - di poter accedere a risarcimenti in denaro certi, con tempistiche rapide e pratiche più snelle, in modo che le già difficili condizioni economiche del lavorare in montagna non vengano ulteriormente appesantite dai problemi legati ai danni causati dei carnivori selvatici;
  4. forse l’aspetto più importante emerso con forza dal convegno è la necessità assoluta che si instauri un confronto costruttivo tra mondo accademico e mondo rurale, che chi fa il pastore, l’apicoltore o un’altra attività di montagna possa partecipare alle decisioni e alle pianificazioni della gestione di questo importante fenomeno, accanto ai tecnici ed ai ricercatori; occorre pertanto che da entrambe le parti si instauri non uno spirito di chiusura, ma la forza positiva del confronto costruttivo. Fondamentali quindi sono le decisioni condivise, non calate dall’alto;
  5. infine, è necessario che si diffonda sempre di più una informazione corretta e capillare nel territorio, per fornire alla popolazione dati aggiornati e la conoscenza dei grandi carnivori, evitando gli allarmismi dettati dalla necessità di fare notizia dei mass media, ma anche senza la retorica che tutto sia una bella favola; serve correttezza ed equilibrio, poiché la posta in gioco è alta.

Il CAI, come molte altre realtà, su questo aspetto può e deve avere un ruolo importante, come è stato dimostrato in occasione di questo Convegno, durante il quale si è respirato un clima positivo e costruttivo da parte di tutti i portatori d’interesse presenti, pronti a manifestare ed esporre le proprie idee ma altrettanto pronti a dialogare e a costruire una convivenza sostenibile, perché  - citando il titolo di un volume di Molinari dato ai partecipanti del convegno - questa che stiamo vivendo tra i boschi e gli ambienti delle nostre Alpi è una SFIDA SOCIALE.

>>> locandina convegno