| L'edera velenosa: l'ortica del climber |
| Scritto da Dott. Kelios Bonetti | ||||||
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IL PROBLEMA
Da qualche tempo si parla dell’edera velenosa. Nelle falesie nostrane circolano solo delle voci, molto simili alle leggende metropolitane, mentre in America i climber la riconoscono a vista come noi riconosciamo le ortiche (50 milioni di casi ogni anno negli USA).
Dato il numero crescente di episodi e la lista degli avvistamenti che continua ad allungarsi, mi sono deciso a scrivere questo articolo anche se non si tratta di una patologia arrampicatoria in senso stretto. In particolare mi ha colpito l’episodio di una comitiva di giovani climber finita al pronto soccorso dopo essere stati alla “Grotta dell’edera” a Finale.
Il contatto con questa pianta porta a una dermatite allergica da contatto con formazione sulla cute di flittene (bolle). La guarigione è abbastanza lenta, e con la cute rovinata si deve sospendere per un po’ l’attività arrampicatoria per la fragilità della pelle e per il rischio di infezioni delle piaghe che restano se si rompono le bolle. Inoltre la cute interessata rimane per diverso tempo con delle poco estetiche striature scure.
Un pò di cultura sull’edera velenosa (per chi ha tempo per leggere) L'Edera velenosa (Toxicodendron radicans), è una pianta della famiglia delle Anacardiaceae. Non ha nulla a che vedere con l' edera comune (Hedera helix). Determina dermatite da contatto. Si presente sotto le forme di pianticella fino a 120 cm, o arbusto, o rampicante. Come si può vedere dalle foto le foglie a seconda del periodo di maturazione hanno forme e colori diversi. È tipica del nord america, ove predilige terreni rocciosi con una buona umidità, cresce sotto i 1500 metri di altitudine. Produce delle infiorescenze bianche a piccole bacche.
anafilattiche. Il 20% circa della popolazione ne è immune in America, in Europa la percentuale è probabilmente molto più bassa.
Come tutte le reazioni allergiche ha bisogno di un primo contatto con l’antigene. In seguito in un periodo di 5-10 giorni il corpo crea delle immunoglobuline, che vengono poi liberate nei contatti successivi dando luogo alla reazione allergica-autoimmune, che in 6-24 ore si manifesta con un rash cutaneo, arrossamento, gonfiore, prurito più o meno intenso e la formazione di papule, flittene e bolle contenenti un liquido chiaro. Le bolle guariscono in 1-2 settimane, talvolta lasciano delle cicatrici discromiche. Talvolta le bolle o le ulcere che esitano dalla loro rottura si infettano. La tempistica delle manifestazione è influenzata da molte variabili.
PERCHE' Ci sono diversi pareri su come mai si stia verificando questa emergenza proprio adesso. C’è chi parla di un complotto ai danni dei falesisti (per le pulci sulle dolomiti c’è chi parla di un complotto dei falesisti ai danni degli alpinisti). Non essendo una pianta indigena nelle nostre falesie, l’ipotesi di semi portati da climber d’oltreoceano pare sensata anche se non supportata da prove.
COSA FARE: dalla A alla Z
Prima rientrare in contatto:
A cura del Dottor Kelios Bonetti (Yena) esperto in patologia arrampicatoria
Si ringrazia per la collaborazione: Lucia Pizzati Casaccia (Lux) istruttrice di arrampicata T-climb. Gruppo Botanico Magnum
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In verità alcune testimonianze e alcune foto sembrano mostrare anche la presenza del poison oak, un arbusto con effetti simili. 




Tutta la pianta secerne (ma soprattutto contiene al suo interno) una resina ricca in urushiolo un irritante della cute, responsabile di una dermatite da contatto su base autoimmune. L’urushiolo si lega a delle proteine della membrana cellulare e le modifica facendo sembrare al corpo che siano estranee, così il corpo produce contro di degli anticorpi per una risposta T-mediata, autodannengiandosi. Può causare anche reazioni 
È pericolosa anche l’ingestione della pianta e l’inalazione dei suoi fumi. La resina rimane attiva per anni, quindi anche il contatto con piante sradicate, animali, indumenti o materiali impregnati di resina può dare delle reazioni. 
Comunque le falesie con le prime segnalazioni sono quelle più famose e quindi più visitate nei climb trip. Comunque se questa ipotesi è vera dobbiamo aspettarci di vederla spuntare in tutte le falesie, dato che ora siamo noi locals a fare da untori, specialmente considerando che le falesie pare offrano un buon habitat per questo vegetale.
Dopo il contatto:



