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Jôf Fuárt (cima) - Sentiero "Anita Goitan" e "Sentiero del Centenario"
Scritto da Giovanni Lena   

Questa bellissima escursione è stata programmata su due giorni con sosta notturna al Rifugio Corsi.

Primo giorno
Il punto di partenza per questa escursione è il ponte sul torrente Canale della Trincea in Val Rio del Lago, poco oltre l’abitato di Sella Nevea (UD) in direzione del Lago del Predil (UD). Parcheggiata l'auto nelle vicinanze del Canale della Trincea (ampio parcheggio), sulla destra orografica del torrente stesso si trova l'accesso al sentiero nr. 650 (indicazioni).

Il sentiero, immerso nella splendida faggeta di Cima Pesce, si inerpica costeggiando parte del Canale della Trincea da dove si intravedono le Cime di Riobianco, e attraverso alcuni tornanti ci porta a guadare due volte un suo affluente. Proseguiamo per altri tornanti fino a raggiungere un tratto pianeggiante che di li a poco, dopo una decisa rampa ci porta all’innesto con il Sentiero del Re di Sassonia, segnavia 629 (m. 1400 slm, - ore 1.00).

Proseguiamo a sinistra, in direzione del rifugio Corsi, e dopo aver superato i ruderi di un villaggio miliare risaliamo una ripida mugheta per fuoriuscire dal bosco e goderci il panorama che spazia dalla catena del Canin alla giogaia delle Castréin e del Jóf Fuárt. Il sentiero ora si snoda in costa tra scoscendimenti, impluvi e verdi dorsali, in parte attrezzato con cavi e passerelle. Dopo l’attraversamento di due canaloni sul cui fondo scorrono altrettanti limpidi torrentelli, giungiamo alla confluenza con il "Sentiero dei Tedeschi" che sale dalla Malga Grantagar e in 20 minuti ci porta al Rifugio Corsi ( m 1874 slm - ore 2.40).

Dopo una breve pausa che ci porta a conoscere Cristiano, gestore del Corsi e a lasciare il superfluo per alleggerire lo zaino, riprendendo il sentiero marcato 625-627 che, alle spalle del rifugio, taglia verso destra. Dopo una decina di minuti, raggiunto il bivio dove il 627 devia a sinistra, proseguiamo sul 625 in direzione della Forca del Vallone. Il sentiero prosegue su un pendio roccioso per poi passare al sovrastante terrazzo erboso. Rasentate le pareti rocciose ci si innalza sulla serpentina che solcando la conoide detritica ci conduce alla Forca del Vallone (m 2180 slm - ore 3.30).

Dinanzi a noi si apre la Val di Riobianco, sul suo fondo scorgiamo il Bivacco Gorizia, mentre all’orizzonte spiccano le cime del Mangart e dello Jàlovec. Dalla forcella saliamo sulla destra per imboccare uno stretto camminamento, scavato nella parete settentrionale delle Cime Piccole di Riobianco, per raggiungere l’ingresso della tortuosa galleria di guerra. Con l’indispensabile torcia elettrica raggiungiamo la scala che accede alla caverna dei cannoni. Una seconda scala consente di fuoriuscire dal cunicolo sul versante meridionale (m 2206).

Percorriamo verso est il zigzagante sentierino a tratti attrezzato seguendo l'andamento della frastagliata cresta e aggirando i maggiori rilievi perveniamo ad un'insellatura. Evitando la successiva cima scendiamo verso Sud e ci affacciamo su un profondo intaglio, dove ha inizio il tratto più impegnativo, circa 30 metri di I° e II° grado agevolati da scale metalliche e cavi. Dopo una lieve salita tra roccette, discendiamo in un solco (I grado - attrezzato) e attraversiamo il sottostante canalone. Aggirato sulla destra l'ultimo tratto di cresta, discendiamo alla Forcella Alta di Riobianco ai piedi dell'omonima Cima (m 2150slm - ore 4.45). (La vetta può essere accessibile con una breve arrampicata priva di protezioni lungo la via Kugy m 2257, l e II grado, bolli rossi).

Proseguiamo lungo il canalone, prestando attenzione a deviare a sinistra sulla lieve traccia che si stacca a circa due terzi della discesa e attraversa in quota sotto le Cime Piccole di Rio Bianco, in questo modo evitiamo la discesa fino al Bivacco C.A.I. Gorizia e parte della salita che, attraverso numerose volte percorre la gola detritica che ci riporta alla Forca del Vallone (ore 6.00). Da questo punto percorriamo a ritroso il sentiero 625 fino a raggiungere il Rifugio Corsi per il pernotto (ore 7.00).

Secondo giorno
La mattina seguente, in una splendida giornata, riprendiamo il sentiero alle spalle del rifugio per raggiungere il bivio con il sentiero 627 (descritto sopra) superato quest’ultimo incrociamo quasi subito un altro bivio meno evidente dove manterremo la destra. Proseguiamo sui prati sotto la Cima di Riofreddo fino ad imboccare un canalone detritico che ci porta alla stretta forcella di Riofreddo dove una targa indica l'inizio del sentiero Anita Goitan (m 2240 slm - ore 1,00).

Ci incamminiamo dapprima su facili roccette per poi proseguire su bellissime cenge mai eccessivamente esposte che ci portano, in costante e leggera salita, a tagliare trasversalmente la Cima di Riofreddo fino ad uno stretto canale dove la via normale sale alla vetta della cima. Superiamo lo stretto canale, tenendo sempre la sinistra (lato sud), alcune comode cenge alternate ad un paio di colatoi anche profondi ma ben attrezzati con funi e staffe, ci fanno aggirare un paio di torrioni, ivi comprese la Torre e l'Alta Madre dei Camosci. Raggiunta un'ampia gola incrociamo il sentiero che proviene dal Rif. Corsi. Proseguiamo dritti per salire il sentiero che taglia trasversalmente le pendici meridionali dello Jôf Fuart dove incontriamo il bivio per la cima ( m slm – ore 3.00).

Prestando attenzione ai sassi mossi dai molti frequentatori della cima, proseguiamo su strette volte fino ad una forcelletta dove svoltiamo decisamente a sinistra per raggiungere attraversando una zona di roccette la sella tra le due cime, quella più alta è la nord, mentre la nostra meta è la sud dove è posizionata la croce di vetta e la Madonnina (m 2660 slm – ore 4.00). La cima del Jôf Fuárt ci regala un maestoso ed indescrivibile panorama a 360°.

Dopo essere ridiscesi fino al bivio, manteniamo la destra, per dirigerci verso la forcella Mosè, lungo un sentiero che nei punti più esposi è dotato di cavi corrimano. Giunti alla Forcella Mosè (m. 2271 slm – ore 5.30) giriamo a sinistra e scendiamo lungo il canalone tra il Jôf Fuart e la Cime Castrein – Campanile di Villacco e in circa 30 minuti raggiungiamo il rifugio Corsi. Da questo punto ripercorriamo a ritroso il primo tratto dell’escursione per raggiungere la nostra autovettura (ore 8.00).

 

Itinerari in zona
La prosecuzione ideale del Sentiero Anita Goitan è il magnifico Sentiero Ceria Merlone. Il Ceria-Merlone si sviluppa per circa quattro chilometri lungo la cresta principale del gruppo del Montasio, dalla Forcella Lavinal dell'Orso alla Forca di Terra Rossa. Il percorso eccezionalmente aereo si mantiene ad una quota superiore ai duemila metri, fino ad oggi è considerato tra i sentieri paesaggisticamente più remunerativi dell'arco alpino. La descrizione dell'itinerario si può leggere a questo link.

Notizie Utili
Rifugio Guido Corsi
Il Rifugio Corsi è stato costruito nel 1925 in parte sull'area già occupata dalla piccola capanna Findenegg, distrutta durante la Prima Guerra Mondiale nel 1915. All'inizio degli anni '30 la costruzione ha subito diversi restauri (porta d'ingresso, tetto, imposte, interni, ecc.). Lo zoccolo, comprendente il piano terra, era in muratura mentre il primo piano e la soffitta erano ancora in legno. Le stanze erano tre (da pranzo, al pianterreno presso la cucina e due al primo piano con 25 posti letto). Il sottotetto dava la possibilità di accogliere altri 25 giacigli di fortuna per le eventuali comitive. Questo rifugio resse bene per più di quarant'anni superando, seppure con parecchi disagi, la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1966 la Società Alpina delle Giulie ritenne giunto il momento di ampliarlo ed ammodernarlo. Oltre all’intervento di ammodernamento ed ampliamento, fu prevista la costruzione di una strada nuova dalla valle di Rio del Lago fino alla Malga Grantagar. Alla fine di questi lavori il Rifugio assunse l'aspetto odierno.

 

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