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Zermula (Monte) - Traversata
Scritto da luca   
Una escursione decisamente bella e remunerativa in itinerari storici della grande guerra. La traversata del Monte Zermula per il sentiero delle trincee e l’alta via di Incarojo con tutta la sua catena montuosa fino al Cul di Creta rappresenta un ricordo indelebile della grande guerra e lungo il percorso in cresta è possibile visitare molti resti di trinceramenti in un ambiente di rara bellezza, con stupendi panorami.

Per effettuare la traversata è comodo organizzare l’escursione con due auto. Risalita la rotabile che da Paularo conduce al passo di Cason di Lanza si lascia una prima auto presso l’agriturismo da Nelut (m 1100) mentre si procede con la seconda fino al Cason di Lanza (m 1552).

Lasciata l’auto nell’ampio parcheggio si procede lungo la strada in direzione della vecchia caserma della Finanza dove si imbocca il sentiero CAI 442A che si incomincia a risalire. Il sentiero si snoda in un bel bosco di abeti rossi e larici, tapezzato per l’occasione di bottoni d’oro e geranium silvanum. Tra gli alberi si riconoscono le forme della Creta di Aip, del Zuc della Guardia e del Monte Pizzul.

Superato il primo tratto nel bosco la vegetazione si trasforma e immersi tra pino mugo e rododendri in fiore si raggiunge una bellissima conca. Il sentiero ne disegna il contorno in moderata pendenza fino ad una spalla erbosa che si risale tra gli ontani. Tralasciata l’indicazione per la ferrata dello Zuc della Guardia si giunge in breve sulla forca di Lanza (mt 1831) dove inizia lo spettacolo naturale dei panorami verso il Sernio e Grauzaria, il Cavallo di Pontebba , il Tersadia e in lontananza si intravede il gruppo del Montasio e dello Jof Fuart con il loro inconfondibile profilo.

Dalla forca di Lanza si seguono le indicazioni per la via normale al monte Zermula (CAI 442) che ci invitano a risalire un pendio erboso solcato da una traccia di terra . Ancora attorno a noi fioriture di genziane e bottoni d’oro. Raggiunto un ripiano sul lato sud dello Zermula abbandoniamo la via normale a sinistra per piegare a destra verso le rocce, per affrontare il percorso delle trincee, decisamente più remunerativo. Si risale la traccia lasciando ogni tanto che anche lo sguardo goda degli stupendi panorami. Il cielo azzurro quasi privo di nuvole, il colore bianco delle rocce e il verde della forca di Lanza e del Monte Pizzul creano un quadro naturale incomparabile. Risaliamo quindi su traccia a svolte fino all’ingresso di una trincea, nei pressi del quale un grande masso conserva iscrizioni d’epoca datate 1916.

L’itinerario prevede di seguire i segnavia di colore verde che si snoda attraverso il percorso in cresta delle trincee della grande guerra, ma con un po’ di dimestichezza nel muoversi tra le rocce è possibile variare andando a scoprire altri camminamenti, scalette di roccia, vecchie piazzole fortificate per poi ricongiungerci all’itinerario originale nei pressi del filo di cresta da dove ha inizio lo stupendo attraversamento del crinale e dell’antecima dello Zermula, muovendosi con un po’ di attenzione per non far cadere massi sul sentiero della via normale che passa sotto sul versante sud.

I segni verdi aiutano ad individuare la via verso la cima est dello Zermula (mt 2129) ma ad un certo punto, quando il percorso diventa impraticabile si scende dalla cresta con un po’ di attenzione e ci si collega al sentiero nei pressi del punto di arrivo della ferrata. Da qui si perviene comodamente alla cima per un pendio erboso (mt 2143). Sulla cima, data la splendida giornata facciamo comodamente una lunga sosta e godiamo di un panorama a 360° sulle vette circostanti .

La scelta di utilizzare due auto ci consente di proseguire l’itinerario altrimenti da concludere con il rientro a Cason di Lanza per la via normale. Continuiamo quindi la traversata seguendo il crinale e i segnavia bianchi e gialli che identificano l’alta via d’Incarojo. La parte occidentale in direzione del Cul di Creta scende gradualmente sui pendii erbosi e porta a visitare ancora bellissimi resti di trincee e gallerie . Dopo un tratto in ripida pendenza si raggiunge il sentiero CAI e si risale ancora brevemente su un tratto in cui la mulattiera è intagliata tra le rocce rivestite di silene. Tutto è molto bello, ambiente marcato tra le rocce, con stupende e aperte visioni sui sottostanti pendii. Quasi in piano si percorre un lunghissimo tratto per poi cominiciare a scendere su una comoda e larga mulattiera. Il percorso è piuttosto lungo e si consiglia di fare scorta di acqua. Dall’alto si intravedono le malghe di Casera La Valute e Casera Zermula che raggiungiamo seguendo la strada che rientra ora nel bosco. Sempre in costante discesa seguiamo la strada a comodi tornanti e tralasciata una pista a destra in corrispondenza di una icona votiva prendiamo a sinistra per raggiungere i pascoli di casera Zermula (mt 1298) e infine per comoda strada concludiamo questo stupendo percorso raggiungendo la rotabile del cason di Lanza proprio in corrispondenza dell’agriturismo da Nelut, dove il gestore ci attende dalla mattina riservandoci delle magnifiche birre fresche e uno stupendo frico, speciale.

Una versione un po’ “diversa” dell’escursione è consultabile anche su Montagne Sottosopra al seguente indirizzo: TRAVERSATA DELLO ZERMULA: sole, trincee di guerra e…….. frico

 

Notizie utili e curiosità
Storie e leggende
La zona del Monte Zermula è stata teatro di numerose storie e leggende . Nella zona della Sella di Lanza esiste un luogo chiamato “l’antro di Attila” dove si narra sia nascosto il tesoro del re degli Unni , frutto delle sue conquiste e rapine. Si racconta ancora che nel 1478 i turchi abbiamo tentato un invasione del Friuli passando per la Sella di Lanza ma che furono bloccati dalle truppe veneto-carniche che fecero cadere sui turchi numerosi massi dall’alto della montagna. Ben più importanti invece furono gli avvenimenti legati alla grande guerra del 1915-18. Una bastionata di trincee che copriva tutto lo sviluppo della montagna venne costruita a difesa dell’invasore austro-ungarico coinvolgendo il XII battaglione di corpo d’armata alpini.

Frico
(De Vichipedie, la enciclopedie libare dute in marilenghe)
Il frico al è un plat tipic furlan fat cul formadi. Par solit si metin dentri diviers gjenars di formadi, insieme a civole e cartufulis (patatis).
Il frico al è, cence dubis e pardabon, il vêr plat furlan. Si po cjatâlu nome di formadi (ma di plui cualitâts), cu lis patatis, cu la cevole, fintremai cui miluçs. Al è un plat tipic des monts furlanis e e je une version par ogni valade. La recipe pe polente e je chê (plui o mancul mole), ma chê dal frico e à miârs di variazions locâls. Ûs propon la classiche recipe, une di chês che si tramandin di une gjenerazion a di une altre. Intal mê câs mi rive de mame di une mê cjarissime amie che e ven de val Cjanâl.
Par fâ un bon frico si doprin diviers gjenars di formadi e strissulis formadi fresc (miôr se di Montasi). Si scomence cuntune base di civole e un fîl di vueli; cuant che le civole e tache a rosolâ, si butin dentri 3-4 cartufulis fatis a tocuts e si fasin cuei par un pôc, fin che no son molis. Dopo si zonte il formadi a tocuts piçui cuntun pôc di sal e si messede fin che il formadi no si cuei e nol devente brustulît, scuasit come une fertaie. Dispès il frico si mangje cuntune fete di polente. Si pues ancje fa cussì: cence civole, si dopre nome formadi latarie e cartufulis. E cence vueli, parcè che il formadi di bessôl al bute fûr un grum di ont.

 

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