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La montagna d'inverno indossa un altro abito, è come se venisse "formattata" (in gergo informatico), e cioè pulita e vestita di nuovo. E' affascinante e spettacolare.
Ho sempre frequentato la montagna d'estate, d'inverno mi sono avvicinato dapprima allo sci di discesa, poi a quello di fondo, e nessuno mi ha "preso" più di tanto. Ultimamente ho scoperto le ciaspe: eccezzionale, posso finalmente fare escursionismo anche d'inverno! ...e che paesaggi, ....e che foto!!!
Cercherò di elencare, come faccio d'estate, le escursioni da me selezionate e provate cosicchè se qualcuno desidera può prendere spunto per qualche giretto. Ma facciamo prima un discorsetto generale sulle ciaspe o sullo scialpinismo.



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ARTVA, pala e sonda
Scritto da Marco   

ARTVA, pala e sonda, trinomio importante, da imparare a memoria e ricordarcelo ogni volta che ci muoviamo fuori pista sulla neve, indifferentemente se ciaspisti o scialpinisti. ARVA

Il perchè: 15 minuti. Questo è il tempo massimo per estrarre un travolto da valanga con qualche speranza di trovarlo vivo. L'ARTVA, piccola scatola elettronica che emette continui segnali radio, in questi casi è a dir poco indispensabile: ecco cos'è, come funziona e perchè può salvare la vita.

L'ARTVA è essenzialmente un dispositivo elettronico che trasmette un segnale radio. Va indossato sotto il pile durante le escursioni e continua, silenziosamente, ad emettere segnali sulla posizione in cui si trova la persona che lo porta anche - e soprattutto - se questa si trova disgraziatamente sepolta sotto metri di neve. Normalmente, infatti, l'Artva funziona in modalità di "trasmissione". Ma ogni apparecchio, quando è necessario, può essere messo in modalità di "ricezione" e inizierà a percepire i segnali degli altri Artva che si trovano in zona, dando segnali acustici di diversa intensità a seconda della distanza in cui li rileva.

ARVASono, ovviamente, informazioni preziosissime per chi sta cercando un travolto da una valanga: l'Artva del travolto emetterà come sempre i segnali radio e l'Artva del cercatore potrà, grazie ai segnali ricevuti, localizzare con precisione il punto in cui scavare per liberarlo. La "portata" dell'Artva varia da modello a modello e rispetto alla posizione del travolto, ma in generale si aggira intorno alla trentina di metri.

L'Artva deve essere indossato da tutti i partecipanti all'escursione nella modalità di trasmissione. Quando si parte per una gita bisogna sempre fare il controllo degli apparecchi Artva: il capogita fa porre in ricezione tutti gli apparecchi dei compagni che controllano così di ricevere il segnale di quello del capogita, posto in trasmissione. Successivamente il capogita commuta il suo apparecchio in ricezione, fa mettere in trasmissione l'ARTVA di tutti gli altri compagni (che sistemano poi l'apparecchio nella posizione definitiva, ovvero indossato sotto gli indumenti e con il set di cinghie di trasporto ben allacciato) e controlla il loro segnale; terminato il check, il capogita ri-commuta in trasmissione il suo apparecchio, lo sistema a sua volta sotto gli abiti, e la gita può finalmente iniziare.

In situazione di pericolo, infatti, è fondamentale agire in fretta e con apparecchi che funzionano a dovere: la sopravvivenza di un travolto da valanga ha in generale una curva che decresce molto rapidamente ed ha un vero e proprio crollo dopo i primi 15 minuti. Ciò vuol dire che il primo intervento deve essere fatto immediatamente dai compagni di escursione. Più si aspetta, più aumenta la probabilità di trovare persone senza vita.pala

La cosa più frequente che accade ad un travolto è infatti quella di cercare di respirare nella neve. Questa, però, poi si scioglie nei polmoni, diventa acqua e si annega rapidamente nel giro di pochi minuti. Per diminuire questo rischio è sempre buona cosa portare un foulard o una sciarpa che, tirati sul naso, proteggano le vie respiratorie dall'eventuale ingresso della neve. Poi, ovviamente, se la massa è formata da lastre pesanti ci possono essere traumi e non bisogna sottovalutare i problemi connessi al trascinamento.

Sempre per questioni di tempismo, non solo è importante avere l'Artva, controllare che sia carico e che funzioni prima della gita. Ma anche avere una sonda, per "sondare" nella massa di neve dove può trovarsi il travolto, e una pala per scavare. Bisogna infatti essere in grado di estrarlo nel giro di pochissimi minuti. Ovviamente non bisogna scoprirsi utenti dell'Artva all'ultimo momento: è bene essere addestrati al suo uso e organizzarsi, magari ogni inverno, per fare una bella mezza giornata sulla neve con simulazioni e prove Artva, magari aggregandosi a qualche scuola. Il soccorso su neve è una cosa che tutti devono saper fare. Ognuno deve conoscere il suo apparecchio Arva e saperlo usare. Deve saper lavorare con la sonda e usare la pala.

sondaEsistono diversi modelli di Artva: analogici e digitali, più o meno cari, con caratteristiche differenti. Tutti, comunque, hanno le funzioni base di trasmissione e ricezione. Un apparecchio può costare intorno ai 300 euro, ma sul mercato ce ne sono un po' per tutti i portafogli. Di solito, compra l'Artva chi va spesso a fare escursioni invernali. Ma per gli altri - magari chi va in settimana bianca o chi vuol fare solo un po' di fuoripista qualche volta - è possibile noleggiare questi apparecchi con una spesa davvero irrisoria, in tutte le stazioni di sport invernali. Sarebbe certamente auspicabile un sistema di noleggio più capillare e più continuo, magari da parte di chi noleggia anche l'attrezzatura per lo sci. L'Arva è infatti indispensabile per tutti gli escursionisti della neve: scialpinisti, sciatori fuoripista, ciaspolatori, amanti delle motoslitte e via dicendo. Ricordiamo, comunque, che la prima regola è ovviamente evitare di trovarsi in situazioni o zone ad alto pericolo valanghe. Affidarsi ad una guida alpina può essere un'ottima soluzione se ci si addentra in zone che non si conoscono: non è facile, infatti, capire quando un terreno è pericoloso, tant'è vero che molti esperti hanno avuto incidenti con valanghe.