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Ospizio Santa Croce - Spëscia
Scritto da Marco   
Percorso spettacolare in ambientazione magica, d'altri tempi.

Per seguire l'itinerario qui proposto è necessario avere due auto: una la parcheggeremo a La Val in Alta Badia (BZ) in località Spëscia nelle vicinanze di una segheria, mentre con l'altra auto andremo alla stazione a valle della seggiovia Santa Croce a Pedraces in Alta Badia (BZ).

E' possibile fare l'escursione anche avendo un'auto sola ma la partenza e l'arrivo coincideranno con la località di La Val ed il percorso di andata e ritorno saranno i medesimi.

Da Pedraces (BZ) raggiungiamo l'Ospizio di Santa Croce seguendo il percorso della via crucis lungo la comoda strada che in circa un'ora e mezza ci conduce a Santa Croce. In alternativa, in mancanza di tempo o in caso di tempo molto incerto, raggiungiamo l'Ospizio con la comoda seggiovia.

Una volta giunti all'Ospizio di Santa Croce dedichiamo volentieri un po' di tempo alla visita del bellissimo Santuario e dell'attiguo Ospizio ora adibito a Rifugio con ottima cucina. Aggirato l'Ospizio troviamo già le chiare indicazioni per il sentiero sv 15 per La Val-Spëscia.

Imbocchiamo quindi il comodo e largo sentiero e per tutto l'itinerario seguiremo appunto il segnavia 15 per La Val-Spëscia e, in mancanza di bollini bianco/rossi coperti da neve, il sentiero è chiaramente individuabile dalle croci della via crucis che seguiremo integralmente.

Il comodo ed ampio sentiero inizia in leggera discesa in una larga prateria interrotta da larici, abeti ed alcuni stavoli. Incontrati alcuni stavoli il sentiero si svolge in un gradevole e lungo saliscendi attraversando prati, pascoli e radi gruppi di alberi, intravedendo panorami unici ed incantevoli (se non si incontra una fitta nevicata come nel nostro caso). Una decina di minuti dall'inizio dell'itinerario da Santa Croce, dopo vari saliscendi, raggiungiamo una selletta panoramica che potrebbe indurci ad imboccare il sentiero sv 15a; seguendo la via crucis, invece, scendiamo a destra in una bella conca ricoperta da un bellissimo e spesso manto di neve morbida in direzione di alcuni stavoli “artisticamente diroccati

La discesa avviene comoda lungo un largo sentiero; ben presto (50 minuti) raggiungeremo una prateria molto ampia con molti stavoli in legno ristrutturati di recente e molto belli. La vastità del luogo e la mancanza dei sassi a terra dove probabilmente sono presenti le indicazioni del sentiero, comportano una certa incertezza nell'individuare il sentiero (complice la forte nevicata), ma alla fine è sufficiente seguire la traccia principale (oppure le croci) che taglia diagonalmente il prato, ed intersecandosi con una altra strada forestale proveniente da Plan Sotsas. Attraversata la strada, il sentiero si immette in un rado bosco (segnali evidenti) e raggiungendo presto un altro incrocio dove gireremo a destra seguendo le chiare indicazioni per La Val-Spëscia (sv 15).

Quest'ultima parte dell'itinerario si svolge interamente lungo una bella, comoda, facile e suggestiva strada forestale in mezzo ad un bellissimo bosco di imponenti abeti. Superata la zona denominata Somcol (facilmente individuabile per la presenza sulla nostra sinistra di un paio di bellissimi stavoli rimessi a nuovo di recente), si incontra a sinistra una tabella in legno con una scritta sbiadita che indica la direzione di La Val (sv 15).

Immersi nel bosco seguiamo le tracce che scendono decise verso il fondo della vallata; anche se qualche segnale non è perfettamente visibile, risulta molto difficile perdersi. Scesi 100 metri di dislivello il sentiero ridiventa ampio ed in breve si raggiunge la strada asfaltata che da La Val va alla località di Spëscia, nei pressi della segheria, dove abbiamo parcheggiato la prima auto.



Itinerari in zona
In questa zone c'è una miriade di sentieri. Meritevole di nota per i pregi paesaggistici e la bellezza dell'itinerario è il percorso che sale al Santuario di Santa Croce dalle località di La Villa e San Cassiano lungo i segnavia 13 e 15. D'estate dal Santuario di Santa Croce è possibile salire al Sas dla Crusc (cima delle Cunturines) lungo il segnavia 7 percorrendo una breve via ferrata e superando circa 1000 metri di dislivello.

Notizie Utili
OSPIZIO SANTA CROCE
- L'ospizio Santa Croce é stato costruito piú di 500 anni fa e inizialmente era destinato all'accoglienza dei pellegrini che raggiungevano la Chiesa a piedi, proveniendo anche da luoghi lontani. Al giorno d'oggi l'ospizio ha funzione di rifugio e offre anche la possibilitá di pernottamento.

CHIESA SANTA CROCE
- Lo stile gotico rende la chiesetta di montagna della Santa Croce molto caratteristica e meta di molti pellegrinaggi. E' dedicata a Gesù Crocifisso e la statua principale che lo rappresenta è situata sull'altare maggiore e si può ammirare solo nei mesi estivi, mentre in autunno viene trasportata a valle, ove viene deposta nella chiesa parrocchiale di San Leonardo.

PELLEGRINAGGIO AL SANTUARIO S. CROCE

Il santuario del Santa Croce è meta ogni anno di pellegrinaggi che coinvolgono per lo piú le popolazioni locali. Dalle localitá vicine vengono organizzate piccole processioni fino a raggiungere il Santuario dove viene officiata la messa. Il 13 Settembre 2000 si è svolta una processione che da San Leonardo è arrivata fino al Santuario in commemorazione del giubileo per l'Anno Santo 2000. Alcune migliaia di persone vi hanno partecipato assistendo nei pressi della chiesa alla messa commemorativa. Un evento di grande importanza per tutta la comunitá

LE LEGGENDE DEL SANTUARIO

• Parecchi secoli fa la popolazione di Badia volle costruire una cappella su Col "d'Anvì" (collina sulla parte nord di S. Leonardo). Durante i lavori però i paesani che la costruivano si ferivano continuamente con le spine del legno e degli uccelli bianchi portavano ogni spina insanguinata sotto al Sasso Santa Croce. I costruttori se ne accorsero e seguirono gli uccelli per scoprire dove portavano queste spine. Così proprio lì, in quel bellissimo luogo sotto il Sasso Santa Croce, costruirono la cappella. Tutti i paesani vennero a conoscenza dell'episodio ritenuto eccezionale e voluto dal Signore e furono subito d'accordo a costruire la chiesa dove si trova al giorno d'oggi. Questa è sicuramente la leggenda più conosciuta legata al Santa Croce.
• Ottwin, il conte di Lurn e della Val Pusteria, fece un viaggio nella Terra Santa per pregare. Al ritorno Ottwin cadde nelle mani di Arion e tornò a casa in compagnia di un prete ariano che non credeva in Gesù Cristo. Dopo poco tempo peró Ottwin si pentì della sua scelta, si ritirò sotto al Sasso Santa Croce per fare penitenza e per farsi perdonare dal Signore e costruì una piccola cappella come simbolo della sua fede in Gesù Cristo.

LA LEGGENDA DEL "GRAN BRACUN"
La gente della Val Badia porta ancora nel cuore il ricordo dell’eroico compatriota Francësch Wilhelm de Brach, conosciuto anche come il «Gran Bracun». Il prode di Marebbe si fece grande onore e fama nelle crociate in Terra Santa, ma l’impresa più ardita e valorosa la compì tra i suoi monti. gran bracun

Bisogna infatti sapere che molti e molti anni fa, viveva ai piedi del Sasso della Croce un ferocissimo drago che s’avventava su ogni uomo o animale che incontrava per divorarlo. Tali luoghi iniziarono quindi a spopolarsi rapidamente e il famelico demone, non trovando più nulla da mangiare, prese a scendere fino a valle. Neppure le case potevano garantire un rifugio sicuro e nei paesi si respirava un’aria di desolata rassegnazione. Ogni tanto, qualche ardito guerriero tentava di avventurarsi fin su al Sasso della Croce con l’intenzione di vendicare i suoi cari, ma non faceva neanche in tempo a puntare la lancia che veniva divorato in un sol boccone.
Ma ecco che un giorno, un possente cavaliere venuto dall’oriente, prese a salire la valle per giungere fino a Marebbe; era il «Gran Bracun» in persona.
La notizia della sua venuta attraversò i paesi veloce come il vento e la gente si riversò sulle strade ad implorare il suo aiuto. Il giorno seguente il Brach indossò la lucente armatura, salì in groppa al suo fido destriero e si inerpicò fin su alla tana del drago. L’enorme bestia sbucò fuori dalla caverna con le fauci spalancate, ma il guerriero, per nulla intimorito, incoccò la freccia, tese l’arco e colpì preciso al cuore.
Il mostro stramazzò pesantemente al suolo con urla terrificanti; poi, di colpo, tutto tacque e la valle tornò a fiorire.