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Monte Piana
Scritto da Marco   
Escursione facile e molto panoramica.

Dal lago di Misurina si aggira il Col S.Angelo e si parcheggia l'auto all'imbocco della strada che porta alle Tre Cime nel parcheggio accanto al piccolo skilift vicino all'area di sosta a pagamento per i camper.

Indossate le ciaspole, iniziamo la nostra escursione imboccando la strada (sv 122) che porta al Rifugio Bosi al Monte Piana. In mancanza di neve la strada apparirebbe asfaltata e, d'estate con le jeep e d'inverno in parte con le motoslitte, viene percorsa dalle navette che effettuano servizio taxi per la salita al Monte Piana.

L'escursione inizia molto dolcemente attraversando tratti di bosco intervallati due volte dal passaggio dello skilift e da un tratto di pista da sci; superate queste due interruzioni, la salita prosegue leggera ed indisturbata nuovamente nel bosco che, diventando sempre più rado, lascia già andare l'occhio lontano sul lago di misurina che inizia ad apparire sotto a noi.

Dopo circa 30 minuti si trova un bivio al quale gireremo a sinistra (cartello in legno con indicazioni “a piedi per Monte Piana” - itinerario ciaspole nr. 1); sulla destra invece proseguiranno le motoslitte che effettuano il servizio navetta. Proseguiamo quindi a sinistra, la salita è sempre molto tranquilla accentuandosi un po' solo nella parte sottostante la forcella alta dove la strada si inerpica disegnando dei comodi tornanti. Dopo 1h e 15minuti dalla partenza giungiamo alla focella alta, dove troveremo un secondo bivio dove giungono le motoslitte che effettuano il servizio taxi. Anche a questo bivio giriamo a sinistra, proseguendo sulla strada verso il monte Piana.

La salita prosegue su comoda strada, con la salita un po' più marcata rispetto al tratto percorso fino ad ora. Il bosco a questo punto non c'è più, e la vegetazione è composta da basso e rado pino mugo. Salendo, la vista spazia oramai lontano passando dal Gruppo del Cristallo, il Sorapiss, il Lago di Misurina, i Cadini di Misurina e le Tre Cime. Dopo 2 ore dalla partenza arriviamo così, incantati dalla vista, al Rifugio Bosi al Monte Piana ed alla attigua chiesetta eretta in ricordo di tutti i soldati che hanno combattuto su questa montagna ed hanno perso la loro vita.

Il panorama è già incantevole, ma ci spingiamo a percorrere un breve tratto del pianoro sommitale per raggiungere la cima: la cima del Monte Piana (lo dice il nome stesso) è pianeggiante, solcata solo da innumerevoli trincee. Giungiamo così alla cima del Monte Piana, dopo appena qualche minuto dal Rifugio Bosi: la giornata non è un gran che e, oltre ai 15 gradi sottozero, il nevischio trasportato dal vento non permette una perfetta vista dei gruppi montuosi circostanti, ma si distinguono chiaramente il Monte Rudo, i Tre Scarperi, il Paterno, le Tre Cime, i Cadini, il Sorapiss ed il Cristallo (guarda il panorama dalla cima).

Ci soffermiamo un attimo a goderci il panorama ed a pensare che in passato su questa montagna non si godeva della bellezza della natura, ma si temeva la morte combattendo per la patria.

Ridiscesi al Rifugio Bosi, la discesa avviene lungo l'itinerario di salita, ed impegneremo circa 1h e 30m per arrivare all'auto.

 

Notizie utili / Itinerari in zona
Il Monte Piana è di notevole interesse storico e, se visitato d’estate, è possibile visitare le trincee che percorrono questa montagna.
Dal rifugio Bosi parte il sentiero che percorre le due parti della montagna, il Monte Piana (postazioni italiane) e il Monte Piano (postazione austriache), collegate dalla Forcella dei Castrati. Su entrambe corrono le trincee scavate nella poca terra e nella roccia bianca. All'interno delle trincee sono visitabili punti di osservazione, ricoveri con i resti del legno e del cartone catramato delle coperture, postazioni di artiglieria, e ciò che resta dell'organizzazione (teleferiche, linee elettriche, cucine da campo ecc.).
Nelle buche e nelle trincee si trovano ancora i resti della vita dei soldati, come le latte di cibo (arrugginite ma ancora riconoscibili) e il vetro verde delle bottiglie. A volte resti di suole o elementi in ferro di fibbie e cinture. Il filo spinato abbonda, ormai ruggine spunta ovunque ed è necessario fare attenzione a dove si cammina. Da sottolineare le differenze costruttive tra i due lati, in particolare le trincee: quelle italiane sono appena incise nel terreno mentre quelle austriache sono profonde e i "sacchi" (reti metalliche riempite di sassi) reggono ancora i lati.
Durante il percorso si incontrano alcune gallerie. In particolare:
- la galleria italiana di attacco (circa all'altezza della forcella)
- la galleria italiana di mina (lato destro del settore nord, costruita per raggiungere le postazioni austriache avanzate e farle saltare)
- la galleria dei Kaiserjaeger, lunga 270 metri, era illuminata elettricamente ed era l'accesso coperto alle postazione austriache. Era munita di binario per il trasporto ed è ancora visibile il carrello all'imboccatura. Vi si accede tramite un sentiero che scende qualche metro sullo strapiombo (da effettuarsi solo con passo sicuro).