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Catinaccio - Ferrata Santner
Scritto da Mauro Mecchia   
Il punto di partenza di questa facile, ma paesaggisticamente stupenda ferrata, è il Rifugio Aleardo Fronza alle Coronelle (2337 m), raggiungibile con la seggiovia "Re Laurin" che parte da Malga Frommer (orario 8.30/17.30 - prima ed ultima corsa della seggiovia) sulla strada Passo Costalunga verso Passo Nigra, dove si lascia l'auto nell'ampio parcheggio.

Lasciato sulla destra il Rifugio, si seguono le indicazioni per la ferrata e si inizia a risalire alcune roccette parzialmente attrezzate con funi d'acciaio e staffe. Il consiglio è quello di NON indossare qui il set da ferrata, in quanto il tratto da superare è relativamente breve e sufficientemente sicuro.

Dopo pochi minuti si raggiunge l'inizio della lunga e semplice cengia detritica. La si segue verso sinistra superando facili roccette che con andamento costante seguendo il percorso segnalato con delle "S" in colore rosso porta alla fine della forcella di Schrofenegger.

Dalla forcella ci si cala in un canalino per circa 60 metri, ripido, umido e strapiombante, ma comunque ottimamente attrezzato, che rappresenta sicuramente il passaggio chiave di tutta la ferrata. Dopo un breve ma aereo traverso si giunge all'ormai minuscolo nevaio (20 metri di fronte) superabile in questo periodo in qualsiasi punto. Il consiglio è comunque di superarlo alla base della ripida paretina attrezzata dove senza difficoltà si giunge alla scaletta metallica posta quasi alla fine della via ferrata con la quale si supera una cengia esposta e strapiombante di alcune centinaia di metri. Dopo altri pochi minuti di facile arrampicata verso l'ultimo canale si giunge al Passo Santner ed al suo omonimo e minuscolo Rifugio. Qui si conclude la via ferrata e inizia il tragitto di rientro.

Di seguito lungo l'ampio sentiero nr. 542 nella valle del Gartl si giunge al Rifugio Re Albero I (2621 m) voluto e costruito dalla Guida fassana Tita Piaz in onore del sovrano del Belgio. Durante la semplice e panoramica discesa verso il rifugio è obbligatorio ammirare le famosissime Torri del Vajolet (da sinistra a destra Delago - Stobeler - Winkler) che magnificamente si innalzano maestose e da sempre meta di numerose cordate di alpinisti. Per sentiero ghiaioso inizialmente e poi per ripide ed attrezzate roccette si scende velocemente al Rifugio Vajolet (2247 m) posizionato nel Pianoro delle Porte Negre, vero e proprio crocevia di escursionisti di tutte le nazionalità.

Si imbocca la strada che in discesa si dirige verso il Rifugio Gardeccia e dopo 100 metri si prende a destra il sentiero nr. 541 che con andamento costante porta dopo un'ora di cammino alla Forcella di Davoi in prossimità del Passo delle Coronelle (2630 m), raggiunto con non poche difficoltà data la pendenza degli ultimi 100 metri di dislivello.

La discesa conclusiva verso il nostro punto di partenza (Rifugio A. Fronza) avviene lungo un caratteristico sentiero attrezzato con delle scale in legno molto ben fatte e sicure, ed in 20 minuti si giunge alla fine del nostro percorso ad anello.



Itinerari in zona
Esistono una miriade di percorsi sul Gruppo del Catinaccio. Tra le altre presenti, è degna di nota anche la ferrata che porta alla cima del Catinaccio d'Antermoia, il monte più alto del gruppo e considerato uno dei punti panoramici più incantevoli delle Dolomiti. Dal Rifugio Passo Passo Principe, si percorre il comodo sentiero per qualche minuto sino all'inizio della strada ferrata, si sale superando piú cenge; quindi si segue una larga fascia detritica e dopo aver di nuovo superato senza difficoltà altre cenge si raggiunge la cima. Per raggiungere la cima del Catinaccio d'Antermoia dal Rifugio Passo Principe sono necessarie circa 2 ore e mezza, più la discesa.

Notizie Utili
L'Enrosadira
Una delle caratteristiche peculiari del Catinaccio è la colorazione rosata che assume al tramonto. Il fenomeno è dovuto alla composizione delle pareti rocciose delle Dolomiti (formate dalla dolomia contenente dolomite, un composto di carbonato di calcio e magnesio). In ladino il fenomeno prende il nome di enrosadira, che letteralmente significa "diventare di color rosa".
Senza dubbio è più suggestiva la spiegazione offerta da una delle più celebri leggende delle Dolomiti, la “leggenda di Re Laurino”, un re dei nani che aveva sul Catinaccio uno splendido giardino di rose (il significato della parola tedesca Rosengarten è appunto giardino di rose). Un giorno il principe del Latemar incuriosito dalla presenza delle rose si inoltrò nel regno di re Laurino, ne vide la figlia Ladina, se ne innamorò e la rapì per farne la sua sposa. Laurino, disperato lanciò una maledizione sul suo giardino di rose colpevole di aver tradito la posizione del suo regno: né di giorno, né di notte alcun occhio umano avrebbe potuto più ammirarlo. Laurino dimenticò però il tramonto quando, ancora oggi, il giardino e i suoi colori divengono visibili.