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Paularo (Monte) da Casera Pramosio
Scritto da Marco   
Breve, bella e panoramica escursione.

Da Tolmezzo (UD) si segue la strada statale in direzione del Passo di Monte Croce Carnico e dell'Austria; superate Arta Terme e Paluzza, si giunge a Cleulis dove prendiamo subito la strada che sale verso destra seguendo le indicazioni per “Foresta di Pramosio”. Risaliamo così la lunga strada sterrata arrivando fino a Casera Pramosio dove parcheggeremo l'auto.

Parcheggiata l'auto nell'ampio piazzale antistante la Casera, iniziamo la nostra escursione imboccando la comoda mulattiera che si stacca sulla destra immediatamente prima della palizzata di legno della casera (nei pressi del primo piccolo parcheggio). Percorse alcune decine di metri, deviamo subito sulla destra sul comodo sentiero 404 che inizia a salire tagliando in direzione sud il versante erboso della Cuèste dai Vinz. Raggiunto il crinale, la vista si apre su un ampio vallone, e la mulattiera gira a sinistra facendoci salire immersi in cespugli di ontano verde.

Mano a mano che si risale il versante meridionale della Crete del Mezzodì, la vegetazione si abbassa e gli ontani lasciano spazio ai rododendri ed alle piante di lampone. Superata la deviazione per la Forcella Fontanafredda si sale ancora un centinaio di metri, prima di svoltare a destra in discesa, fino ad affacciarsi sul bordo settentrionale della grande frana del Rio Moscardo (1 ora).

Superata la cresta sull'orlo della frana, il sentiero scende con un paio di tornanti in una sella, per poi risalire sul ripido versante opposto. La ripida salita si addolcisce progressivamente, raggiungendo un balcone sulla sottostante piana del lago Dimon. Pieghiamo verso destra (ovest) raggiungendo il sentiero che sale dal lago Dimon. Proseguiamo sulla nostra mulattiera in salita sul verde versante meridionale del Monte Paularo tinto di blu dall'incredibile quantità di Genziane presenti. Dopo due tornantini lungo la cresta sud del Monte Paularo, si raggiunge comodamente la sua cima (poco meno di 2 ore dalla partenza).

Il Panorama si apre a 360° regalandoci splendide visioni su tutta la valle del Bût, sul Monte Dimon, il Sernio e la Grauzaria, il Monte Zermula e la Creta d'Aip, ma il panorama mozzafiato e quello che ci riserva la Val di Collina con il bellissimo gruppo della Creta di Collina e del Coglians.

Un paio di foto, uno spuntino in compagnia dei nuovi simpatici amici del gruppo dei “Lupi Solitari” incontrati strada facendo, e si riparte sulla via del ritorno percorrendo a ritroso l'itinerario seguito all'andata (1 ora 1/2 dalla cima).


Itinerari in zona

Nei pressi della forcella Fontanafredda, mantenendosi sulla sinistra, si risale il terrazzo soprastante e si raggiunge l'ampio altopiano dominato a nord dalla Crete del Mezzodì. Dalla cima di questa si ridiscende a ritroso fino sulla forcella per riprendere l'escursione come sopra descritta.
Con poco più di un'ora, dal lago Dimon si può raggiungere la panoramica cima del Monte Dimon.
Oltre alla variante della Crete del Mezzodì, la zona attorno a Casera Pramosio è un dedalo di sentieri con idee varie per escursioni più o meno lunghe o difficili

Notizie Utili

La frana del Rio Moscardo

Questo enorme movimento franoso si è formato durante l'Olocene, il periodo geologico più recente dell'era quaternaria, iniziato 10.000 anni fa. A quel tempo i rilievi che dominano la valle del Bùt avevano raggiunto altezze prossime a quelle attuali. La forte azione erosiva dei torrenti, conseguente alla scomparsa dei ghiacciai, provocò l'abbassamento del livello del fondovalle. Contemporaneamente, la diminuzione della pressione esercitata dalla enorme massa di ghiaccio (alta talvolta oltre 1000 m) su fianchi delle montagna, provocò il distacco di interi versanti rocciosi intensamente fratturati e resi instabili da spinte tettoniche precedenti. Un fenomeno analogo è stato accertato anche sotto il bosco Lavarèit sulla destra orografica dell'alta valle del Bùt. La frana appare in tutta la sua enorme estensione, interrotta e delimitata dalla vegetazione di conifere, a larici prevalenti, che risalgono a colonizzare i dossi e i costoni impervi. In primavera, con la ripresa del periodo vegetativo, e in autunno, in concomitanza con il cambiamento di colore delle latifoglie e del larice, è oltremodo facile distinguere le fasce vegetazionali che dal fondovalle risalgono i fianchi dei rilievi dell'alto Bùt. Salendo sulla cima del dosso che sovrasta sulla destra il sentiero, colpisce immediatamente la grande diversità di materiali che costituiscono il ripido versante scoperto: paretine di rocce rosso-brunastre, massi e spuntoni sporgenti, ciottoli e ghiaie incoerenti e lastroni di tutte le dimensioni sembrano pronti a precipitare a valle. Inoltre si possono osservare sul terreno spaccature (larghe 10-30 cm) che si infilano profonde tra l'erba e i sassi anche a 7-8 metri di distanza dal bordo esterno della frana (fare attenzione a non avvicinarsi troppo all'orlo). Una scossa di terremoto, un accumulo di neve, piogge prolungate potrebbero provocare il distacco repentino di centinaia di metri cubi di materiale. Dall'alto è possibile rendersi conto dell'enorme quantità di materiale in continuo movimento che si raccoglie in basso dove la pendenza diventa meno pronunciata. In occasione di violenti temporali o di piogge prolungate questi scisti argillosi che franano verso il centro della frana si riducono in minuscole particelle che, amalgamandosi con l'acqua, danno origine alle cosiddette "acque pesanti". In tali occasioni, il torrente d'acqua mista a fango che scende a valle acquista una velocità ed una forza d'urto in grado di spazzare via ogni cosa che si frapponga al deflusso di questo materiale. Dalla strada nazionale, in corrispondenza della confluenza del Torrente Moscardo nel Bùt (m 750), è infatti possibile vedere qualcuno dei grossi blocchi di cemento armato a quattro punte che, immessi nell'alveo del torrente a metà del bosco di Pramosio (1050-1100 m di quota), avrebbero dovuto contenere il movimento franoso ed invece sono stati spaccati e trasportati a valle dalla violenza della prima piena autunnale.