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Gruppo del Sella - Cima Pisciadu
Scritto da Marco   
Escursione molto bella e molto panoramica. Un favoloso terrazzo sulle Odle e sulla Val Badia.

La nostra escursione inizia nella località a Passo Gardena, il passo che collega la Val Gardena con la Val Badia. Parcheggiata l'auto presso il passo (d'estate parcheggio a pagamento 3,00 € intera giornata), ci incamminiamo sul sentiero con segnavia CAI 666.

Il sentiero è da subito comodo ma ripido e ci porta a risalire alcuni verdi prati ai piedi del Col de Mesores (Sass dla Luesa). Dopo i primi minuti, il sentiero si fa più dolce, e in leggero saliscendi si costeggiano le pareti nord della montagna in un'alternarsi di verdi prati e masse detritiche, fino all'imbocco della Val Setus (ore 0,20).

Ci inoltriamo nella Val Setus seguendo il sentiero (sempre sv 666) che con una serie di zigzag ci fa risalire le masse detritiche che caratterizzano la valle (si possono trovare nevai residui, anche piuttosto grandi, spesso fino ad estate inoltrata). Risaliamo con continue curve i ghiaioni della valle, fino a raggiungere una parete rocciosa dove si devia obliquamente verso sinistra, dove hanno inizio i primi rinforzi attrezzati.

Si tratta di un tratto di 10-15 minuti di facilissima ferrata, superabile tranquillamente senza attrezzatura (in caso di persone totalmente a digiuno di sentieri attrezzati, si consiglia un cordino di sicurezza al seguito). Dopo alcune staffe, pioli e cavo metallico che ci permettono di risalire un centinaio di metri di dislivello, raggiungiamo il grande terrazzo che caratterizza gran parte del Gruppo del Sella.

Giunti sul grande terrazzo detritico, un facile sentiero in leggera discesa ci porta in alcuni minuti al vicinissimo Rifugio F.Cavazza al Pisciadù. Il rifugio, sorge in una posizione incantevole e molto panoramica accando ad uno splendido laghetto (m 2585 - ore 1,30).

Aggirato lo splendido laghetto, continuiamo a salire sul sentiero n. 666, sul bordo sinistro del vallon del Pisciadù. Saliamo verso Sud sopra ammassi detritici, fino a giungere ad un breve e facile tratto parzialmente attrezzato. Superato il tratto attrezzato abbandoniamo il Vallon del Pisciadù per salire, verso est, fino alla Sella di Val de Tita (m 2816 - ore 0,40 dal Rif. Pisciadù), vero crocevia di sentieri.

Dalla Sella di Val de Tita prendiamo il sentiero, ben segnalato, che si stacca sulla sinistra e che si inerpica sulla dorsale meridionale della Cima Pisciadù. Attraverso formazioni detritiche, gradini rocciosi e rocce, il ripido sentiero prosegue fino alla vetta della Cima Pisciadù (m 2985 - ore 3 dalla partenza). La Cima Pisciadù è uno dei punti panoramici migliori di tutto il gruppo del Sella: si può ammirare un magnifico panorama sul restante gruppo del Sella, sulle vicine Odle, sulla vallata dell'Alta Badia, verso le Cunturines, fino alle Tofane e più a nord sulle vette austriache sempre innevate.

Il ritorno avviene a ritroso sul medesimo itinerario della salita.


Itinerari in zona

L'escursione si può anche realizzare abbinando la salita lungo la ferrata Tridentina per poi discendere per la Val Setus, ma questa via è solo per escursionisti esperti allenati e debitamente attrezzati.
In alternativa si può pensare alla discesa, anzichè per la Val Setus, lungo la Val de Mesdì per il sentiero 676.
Se si vuole prolungare l'escursione, si può realizzare anche la lunga, panoramica e remunerativa traversata del Sella: la salita fino alla Cima Pisciadù si svolge come da descrizione suesposta; discesi dalla cima e giunti alla Sella di Val de Tita, anzichè discendere nuovamente al Rifugio Pisciadù, si prosegue sul sentiero 647 e, successivamente, sul 627, fino al Passo Pordoi (percorso lungo).

Curiosità
La leggenda della "Gana della Val de Mesdì"
Nella Val Mezdì, nel massiccio del Sella sopra Colfosco viveva una giovane «gana» (salvans e ganes erano gli abitanti dei boschi e dei monti). Soltanto chi si arrampicava verso il Pisciadù o il Boè, aveva la fortuna di incontrarla. Quando sulle cime scendeva la neve e brina e ghiaccio ricoprivano rocce, boschi e prati, la bella gana scendeva in paese per svernare presso il maso Pecëi. Il giovane contadino del maso si innamorò di lei e la chiese in sposa. La gana acconsentì a condizione di non essere mai toccata con il rovescio della mano. Il contadino innamorato acconsentì ed i due vissero per molti anni in armonia perfetta ed ebbero un gran numero di figli. La gana era benvoluta da tutti i compaesani e più di uno invidiavano il giovane contadino per la fortuna avuta.
Una sera d’estate la gana era intenta a fare il bagno al figlioletto più piccolo. Un moscerino fastidioso continuava a pungerle il viso e, per non fare scivolare il piccino, ella chiese al marito di allontanarle il moscerino dal viso. Questi, scordano la promessa fatta prima del matrimonio, scaccio il moscerino con il dorso della mano. La gana impallidì, lanciò un urlo straziante e sparì. A nulla valsero i pianti disperati dei bambini e le suppliche strazianti del marito. La bella gana svanì nel nulla e lasciò solo un tenero ricordo nel cuore dei familiari e di tutti gli abitanti di Colfosco.